Robin Foà photographer | Esperienza personale
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Esperienza personale

La passione per i viaggi va indietro nel tempo. Forse da far risalire ad una vita famigliare complessa. Mio padre lasciò Torino e l’Italia per Parigi dopo la maturità e da lì andò in Inghilterra per le vicende razziali. All’inizio della guerra, come italiano, fu internato. Dopo un periodo all’isola di Man fu trasferito nel distretto dei laghi a lavorare la terra. Lì conobbe mia madre che da Wallsend (Northumberland) era andata in quella terra bellissima a insegnare. Il resto della famiglia – i miei nonni paterni e mia zia – riuscì a lasciare l’Italia per rifugiarsi a New York. I miei genitori si sposarono in Inghilterra nel Settembre 1945.
Finita la guerra, la famiglia decise di non fermarsi a New York ma di riunirsi a Torino. Mia madre volle che il suo unico figlio nascesse a Wallsend. I legami con l’Inghilterra sono sempre stati molto forti. Da bambino trascorrevo le estati in Inghilterra. Partivo di solito con mia madre per passare un lungo periodo tra il nord dell’Inghilterra (Wallsend) dove viveva la nonna e due zie con le famiglie ed il sud di Londra dove viveva la terza zia. Quindi frequentavo con assiduità i 9 cugini primi inglesi.
Mio padre – se non eravamo partiti insieme – ci raggiungeva, sempre in macchina, da Torino. Si tornava poi a Torino facendo diversi tragitti attraverso l’Europa. Ho ancor oggi distinta memoria di tutti quei viaggi per e dall’Inghilterra, l’attraversamento della Manica per mare, il piccolo aereo che si apriva nella parte anteriore e ‘ingurgitava’ 4-5 macchine (quello era il traffico in quei tempi..) da Calais e Le Touquet, l’emozione di vedere le casette, le barche e le persone dall’alto (il viaggio era breve e l’aereo non prendeva quota), la Francia, le montagne della Svizzera, un viaggio in nave da Genova a Londra di una settimana con tempesta nel Golfo del Leone e amicizia con bambini del Kenya incontrati a bordo, un viaggio per l’Inghilterra attraverso il nord-Europa e la Norvegia, con traghetto da Bergen a Newcastle (vicino a Wallsend), allora importante porto e cantiere navale, un viaggio in treno da Torino a Londra, con arrivo a Victoria Station…
Ricordo gli attraversamento dell’Europa in macchina in anni in cui le automobili erano pochissime, come pure le autostrade. Se si incontrava un’altra macchina con targa italiana, molto spesso ci si fermava per salutarsi e parlare del viaggio (un’altra epoca..), o come minimo ci si salutava con le luci o con il clacson. Ricordo che avidamente leggevo e studiavo tutte le cartine, segnavo i tragitti, chiedevo sempre di fermarmi in zone montagnose per piccole esplorazioni, i filmini che girava mio padre…
La montagna è stata una ulteriore importante componente di viaggi e piccole esplorazioni fin da ragazzo. Dalla settimana che facevo d’inverno con i miei e con amici in diverse località sciistiche – mi vengono in mente Monginevro, Courchevel, Zermatt, Pontresina, Kleine Scheidegg – tra Grindenwald e Wengen, sotto l’Eiger e la Jungfrau. Ricordo di aver visto dal vivo il mitico Toni Sailer (tre ori olimpici a Cortina 1956) vincere la discesa libera del Lauberhorn a Wenger. Poi il periodo di Courmayeur con amici di famiglia, estate e inverno, sci e gite nel magico comprensorio del Monte Bianco, e poi di Cervinia, di nuovo estate e inverno all’ombra del Cervino. Infine gli esami di sci ed il patentino prima di maestro-aiuto e poi di maestro di sci (n. 1577) tra il 1969 ed il 1971, forse il primo maestro di sci veramente ‘cittadino’. E gli anni di insegnamento a Bardonecchia durante l’Università e lo sci in tantissime stazioni sciistiche italiane, francesi, svizzere, austriache (e anche scozzesi.. e del Colorado).
E poi i viaggi a più largo respiro. Il ‘turning point’ è stato un viaggio di un mese nel nord del Kenya subito dopo la laurea in Medicina a Torino. Con tre compagni siamo stati ospiti di missionari della diocesi di Alba (Cuneo) nel nord del Kenya, verso l’Etiopia e la Somalia. Abbiamo aiutato da un punto di vista sanitario (eravamo due medici, uno senior ed io neo-laureato) in zone abbandonate dal mondo cosiddetto civile. Ricordo la meraviglia degli infiniti spazi africani, la savana, le incredibili stellate, le popolazioni del posto – i Masai, i Samburu, i Rendille, gli Ol Molo – le meravigliose ed incontaminate cerimonie dei nativi, gli animali, il deserto del Chalbi (che purtroppo mi manca come fotografie), il bellissimo lago Rodolfo (oggi Turkana) nella Rift valley, ecc. Sembrava di essere ai primordi del mondo. Il mal d’Africa non è solo leggenda. Ricordo di essermi detto che se non fossi riuscito a lavorare come avrei voluto, la laurea in medicina permetteva opportunità ineguagliabili.
Il viaggio in Kenya è stato un momento chiave sia come allargamento della passione per i viaggi che anche come scoperta della fotografia. Partii con una piccola Minox tascabile… ideale per i paesaggi africani… Uno dei compagni di viaggio – Aldo Agnelli – era un fotografo di Alba e Piero Masera, medico, era ed è stato un grande fotografo. La passione per la macchina fotografica è nata dopo aver visto le loro fotografie al nostro rientro. Ma su questo ritornerò a breve.
Tante persone a cui devo un ringraziamento per il percorso personale fatto negli anni. La storia di mio padre che a 19 anni si è trovato prima in Francia e poi in Inghilterra da solo ed in tempo di guerra. Si è adattato (era internato), ha amato l’Inghilterra ed è stato adottato come un figlio dalla famiglia di mia madre in un paesino del nord dell’Inghilterra. Mia madre stessa che nel 1945 a soli 25 anni, senza parlare una parola di italiano, si è trasferita a Torino e ha saputo adattarsi ad una società chiusa come poteva essere quella italiana/torinese alla fine della guerra. Quanti parlavano inglese allora? Sono loro che mi hanno trasmesso il gusto di viaggiare in tanti paesi, la curiosità e l’apertura verso altre terre ed altri popoli, l’indipendenza. E forse l’adattabilità.
La passione per la montagna in tutte le sue forme – anche fotografiche – si è sviluppata con la frequentazione prima della famiglia Donvito tra Torino e Courmayeur, e poi di Renzo Zocchi. Lino Donvito era anche un valente alpinista, amico e compagno di scalate di Gaston Rébuffat, grande arrampicatore, scrittore e fotografo di montagna. Con Renzo Zocchi abbiamo passato innumerevoli giornate di sci e di gite prima a Cervinia, poi a Bardonecchia e infine a Sestriere, sempre contemplando la grandezza della natura e ricercando nuove ‘avventure’.
Un pensiero di riconoscenza e di affetto commosso va a Piero Masera. Lui non lo sa, perché purtroppo ci ha lasciato prematuramente parecchi anni orsono, ma gli devo molto. Innanzitutto, per aver accettato di ‘portarmi’ con lui in Kenya. Ci conoscevamo appena ed io avevo solo 24 anni. Si è fidato… In Kenya è nata un’amicizia, come può nascere solo in situazioni disagiate. Con lui è nata e si è sviluppata la passione per la fotografia. Avendo ancora un bonus dalla mia famiglia per la laurea in medicina, al ritorno del viaggio in Kenya, andammo insieme a comprare la mia prima Nikon. Una Nikkormat ed un corredo di obiettivi (un 24, un 85 ed un 200 mm), che ho ancora. Con Piero ed Aldo Agnelli è nata la passione per le Langhe, da entrambi meravigliosamente immortalate in tante fotografie. Per ‘colpa’ sua sono rientrato in Italia dall’Inghilterra per andare a lavorare insieme a lui a Torino in Patologia Medica.
Su quanto abbia influito Rita mi soffermo nella “Vita personale”.