Robin Foà photographer | China 1985
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CHINA 1985

FOTOGRAFIE DI ROBIN FOA’ | PHOTOGRAPHS BY ROBIN FOA’

PREFAZIONE DI SILVIA CALAMANDREI | PREFACE BY SILVIA CALAMANDREI

MATTIOLI 1885

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Un documento grafico unico. Un'esperienza unica vissuta dall'interno e riportata in immagini
A unique photographic document. An unforgettable experience witnessed from the inside and reported in images
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IL VOLUME

L’apertura della Cina al mondo occidentale si è verificata anche attraverso la medicina. Questo libro rappresenta il documento di un’indimenticabile avventura vissuta da un medico con la macchina a tracolla, invitato nel 1983 a tenere un ciclo di conferenze. Il viaggio, realizzatosi due anni più tardi, ha permesso di produrre in 4 settimane un documento fotografico di una realtà che in meno di trent’anni è incredibilmente cambiata…

  • Editore: Mattioli1885
  • Volume rilegato, formato cm 28.5×30. Pagine 156
  • ISBN: 978-88-6261-317-0
  • Prezzo: Euro 49.00

THE BOOK

The opening of China to the Western world has taken place also through medicine. This book represents the document of a unique adventure witnessed by a doctor (hematologist) with a camera and a set of lenses following an invitation received in 1983 to go to China for a tour of conferences. The journey materialized two years later and allowed in four weeks to produce a photographic testimony of a reality that in less than thirty years has changed remarkably…

  • Publisher: Mattioli1885
  • Binded, cm 28.5×30. Pages 156
  • ISBN: 978-88-6261-317-0
  • Price: Euro 49.00

Fotogenia della Cina

di Silvia Calamandrei

C’è una particolare fotogenia della Cina e dei cinesi? Lo sosteneva il critico cinematografico Umberto Barbaro scrivendo nel 1956 sulla rivista ‘Il Ponte’, all’indomani di una visita nella Repubblica popolare cinese, e auspicava che l’ansia di scattare immagini che ritraevano quel grande paese avviato sul cammino dell’emancipazione e dello sviluppo si traducesse presto in linguaggio cinematografico: “Paesaggi, reali e dipinti, da sconvolgere tutti gli schemi tradizionali e i concetti fondamentali della storia dell’arte occidentale, primi di tutti quelli di lineare e pittorico. Forse il segreto di quella pittura e di quel paesaggio sta in quel senso di continuità e movimento che ne è la sostanza? Ma allora non è il film quello che meglio potrebbe ritrarlo? Una fusione della fotografia panfocus con l’affettata fotografia europea?”.

Avrebbe presto raccolto l’invito Carlo Lizzani, girando un documentario sulla Cina alla fine degli anni Cinquanta. In seguito, nella travagliata stagione della rivoluzione culturale, un altro dei  grandi registi italiani, Michelangelo Antonioni, avrebbe filmato una Cina quotidiana e poco retorica che risultò sgradita ai suoi governanti di allora.

E un fotoreporter cinese, Li Zhensheng, formatosi come operatore cinema-tografico, spiega in un’intervista come per documentare gli episodi drammatici della Rivoluzione culturale si sforzasse di comporre per scatti successivi una sequenza o una panoramica con la Rolleiflex di cui l’agenzia di stampa governativa di Harbin lo aveva dotato, per cogliere la vastità e la successione delle manifestazioni di massa e delle sedute di critica e denuncia a cui venivano sottoposte le vittime. Le sue foto drammatiche, esposte quest’anno alla Barbican Art Gallery di Londra, spezzoni significativi della memoria storica, circolano in Cina ma sono raccolte e pubblicate solo all’estero, in un paese che preferisce mantenere blackout, rimuovere e cancellare le immagini sgradite, censurando e truccando le foto d’epoca…

Photogeny of China

by Silvia Calamandrei

Is there a special photogenic quality that is unique to China and the Chinese? That is what film critic Umberto Barbaro suggested in 1956 in the magazine ‘Il Ponte’, in an article that he wrote following a visit to the People’s Republic of China. He hoped that the pains taken to capture still photographs of this vast country, as it trod a path towards freedom and development, would soon also be possible in the medium of film. “The landscapes, whether in real life or painted, disrupt all of the traditionally held views and basic notions of Western art, in particular in terms of line and representation. Perhaps the secret of those paintings and of those landscapes is to be found in the sense of continuity and motion that lie at its very heart. But, if so, would film not be the best medium through which to capture its essence? A mixture of a panfocus depth of field with simulated narrow focal favoured in Europe?”.

A short while later Carlo Lizzani took up the challenge and directed a documentary about China at the end of the 1950s. Then, during the troubled times of the Cultural Revolution, another great Italian film director – Michelangelo Antonioni – filmed a documentary with an anti-rhetorical approach focused on details of daily life – it was not welcomed by the government of the day.

Li Zhegnsheng, a Chinese photojournalist who trained himself as a cine-cameraman, explained in an interview how he documented dramatic moments in the Cultural Revolution by deliberately taking multiple rapid exposures to create a jerky sequence or create the breadth of a panorama with the very Rolleiflex camera that he was given by the local State press agency in Harbin; only by using this technique could he hope to show the vast proportion of events, demonstrations and protests or capture the tension of sessions of self-criticism and denunciation undergone by victims of the regime. His dramatic pictures were exhibited this year at the Barbican Gallery in London as significant clips of historical record; they circulate in China, but are only ever collected and published abroad, well away from a country that prefers to censor unwelcome photographs or photoshop the less comfortable images of the past…

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